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venerdì 24 novembre 2023

BLOG TOUR - MAD ABOUT YOU di Monique Scisci

                  

Noi due, insieme, eravamo contro tutte le leggi del mondo.




Jade è determinata a raggiungere il suo obiettivo: laurearsi in legge per difendere gli innocenti. A causa del suo passato, non riesce più a legarsi a nessuno. Il fantasma di Byron Morgan incombe su di lei come un macigno.
Per terminare il terzo anno deve essere ammessa al Golden Circle, un tirocinio esclusivo che permette di accedere agli studi legali più prestigiosi di tutti gli Stati Uniti d’America. Ma quando entra nell’aula di Procedura penale, pronta ad affrontare il test, capisce che il suo sogno sta per infrangersi.

Byron Morgan ha un invidiabile primato: non perde mai una causa. È un avvocato brillante, sfacciato, ed è in grado di piegare le leggi al suo volere. Le sue relazioni non sono mai stabili, non ama impegnarsi e sceglie spesso donne mature. Ma, soprattutto, non riesce a fidarsi delle persone, e la colpa è solo di Jade Harris.
Byron però nasconde un segreto. Per questo decide di occuparsi dei tirocinanti del Golden Circle: vuole vendicare suo padre. Ma quando si ritrova di fronte colei che non avrebbe più voluto rivedere in vita sua, teme che il suo piano possa fallire.

Tra Jade e Byron riemerge subito un vecchio conflitto, fatto di bugie, segreti e di una passione indissolubile e proibita che condurrà i due su sentieri pericolosi. Riuscirà Jade a salvare Byron da sé stesso, grazie all’amore che prova per lui? E Byron potrà mai fidarsi di Jade, la figlia del suo peggior nemico?





La penna della Monique regala sempre un' infinita’ di emozioni e patemi d’animo. Mad About you, disponibile su tutti gli store on line dal 20.11, e’ un centrifugato di pathos, rancore, vendetta, passione adrenalinica, potere e suspance. Due protagonisti Jude e Byron che non mi hanno lasciato scelta che finire il racconto il meno di 24 ore. Due entita’ molto definite e che sanno da subito cio’ che vogliono. Arrogante e determinato lui, decisa e caparbia lei. Un vecchio conto in sospeso offre una storia che ha dell’assurdo ma che non lascia nulla al caso. Non ho trovato nulla di banale nel racconto che mi ha completamente catapultata con la fantasia e l’immaginario a voler indagare e risolvere il caos insieme ai protagonisti. Ogni parte del racconto e’ un fotogramma ben definito di come la ricerca e la cura possono far nascere un ottima narrazione. La cotemporanieta’ degli eventi i pov alternati aiutano il lettore ad entrare completamente in sintonia con i protagolisti e con l'esposizione stessa. Se amate l’age gap che si tramuta in hate to love mescolando poi legal/office romance credo sia cio’ che fa per voi. Mi sento comunque di consogliarvi senza remore di farvi un regalo e di leggere assolutamente questa storia pazzesca, perche' Mad About you non sara’ mai cio’ che sembra fino alla fine.     





domenica 16 febbraio 2020

BLOG TOUR - La Tavola Degli Otto di Raffaella Iannece Bonora - CULTURA CELTICA.

Buona Domenica a tutte, mie Impavide Readers. L'ultima tappa del Blog Tour inerente alla racconta di racconti La Tavola degli Otto e' La Cultura Celtica. Vi invito alla lettura del materiale sotto riportato, fornito direttamente dall'autrice e che sarà utile e di spunto qualora voleste approcciarvi alla lettura del libro. 


Secoli or sono, ben prima della religione cristiana, il paganesimo era la religione principale. In Nord Europa era diffusa la popolazione celtica, che si estendeva dalle isole britanniche fino al Danubio, oltre ad alcuni insediamenti più a sud, verso la penisola iberica, italica e anatolica. Essi ebbero origine durante l'età del Ferro nell'area compresa fra l'alto Reno e le sorgenti del Danubio, in pratica fra Germania meridionale, Francia e Svizzera, solo in un secondo momento colonizzarono il Nord Europa e non solo, spostandosi verso l'attuale Spagna, Italia e Grecia. Quando parliamo di celti dobbiamo tener ben presente che indichiamo un macro gruppo formato da tante sottocategorie, come i Galli, i Britanni, i Galati … la società celtica era molto complessa, si basava sulla struttura della grande famiglia patriarcale, il gruppo famigliare, detto "clan", un termine scozzese entrato nel gergo quotidiano, non includeva solo i familiari più stretti ma anche parenti di terzo, quarto grado o acquisiti, ecco perché ogni clan era formano da venti, trenta persone. Più clan formavano una tribù - tuath - comandata da un re. Le classi erano decisamente articolate, dall'aristocrazia agli schiavi e, infine, i druidi,  sacerdoti, magistrati e maghi, depositari delle tradizioni comunitarie, del sapere collettivo e dell'identità intertribale nella quale tutti i Celti si riconoscevano. I druidi non erano soltanto un collegamento fra l'uomo e la divinità, erano anche i responsabili del calendario e guardiani del "sacro ordine naturale", oltre che filosofi, scienziati, astronomi, maestri, giudici e consiglieri del re. I celti consideravano la cultura "elitaria", dunque era vietato scrivere e l'istruzione di un druido durava circa vent'anni, da un lato perché doveva apprendere molte discipline fra le quali l'astronomia, scienze, nozioni sulla natura, dall'altro lato perché serviva molto tempo per imparare tutto a memoria. Ma l'aspetto più interessante, innovativo della cultura celtica è che la donna godeva di uguali diritti all'interno della società. Poteva ereditare come gli uomini ed essere eletta a qualsiasi carica, comprese quelle di druido o di comandante in capo degli eserciti. Al momento del matrimonio i beni venivano divisi in parti uguali e amministrati da entrambi. La Com'erano i celti? Fonti dell'epoca li descrivono alti, muscolosi e robusti, occhi e pelle chiari, capelli rossi o biondi… e caratterialmente? Irascibili, litigiosi, valorosi, superstiziosi, leali, grandi bevitori e amanti della musica. I Celti crearono una propria letteratura eroica, della quale tuttavia scarsissime sono le testimonianze. Tale tradizione letteraria, infatti, era trasmessa solo oralmente, per opera dei bardi e dei druidi. L'uso della scrittura era riservato alle funzioni pratiche, poiché presso i Celti era ritenuta illecita la trascrizione della sapienza. Volendone preservare la segretezza, i sapienti la tramandavano esclusivamente per via orale. In cosa credevano i celti? Erano pagani, politeisti, adoravano divinità legate alla terra, davano molta importanza alla quercia, albero che rappresentava la forza, la grandezza. Molto importante era il dio guerriero Lug - simile al Mercurio romano - inventore dell'arte, dio dei viaggi e dei commerci. Poi c'era Belanu il guaritore, Toutatis il signore della guerra, Taranis il signore del tuono, Belisama l'iniziatrice delle arti. I celti vedevano l'anno come una ruota con otto raggi, ogni raggio rappresentava una festività, un sabbat. Quando i primi pellegrini provarono a cristianizzare le regioni celtiche si scontrarono con un resistente muro di tradizioni radicate da secoli e così, per rendere più facile e accettabile la nuovs religione, decisero di adottare le celebrazioni celtiche dando loro connotazioni cristiane. Oggi, dunque, ristudiando i sabbat celtici, possiamo notare che le attuali feste cattoliche hanno attinto a man basse dall'arcana religione. Ma vediamole un po' più da vicino:  

Yule: cadeva il 21 dicembre ed era la festa del solstizio d'inverno. Era un periodo di riposo e danze. A Yule si festeggiava la nascita del dio Sole bambino, infatti i celti sostenevano che Yule fosse la giornata più fredda dell'anno (non a torto, siccome durante il Solstizio d'Inverno assistiamo alla notte più lunga dell'anno e più ore di oscurità equivalgono a temperature più basse), dal 22 dicembre però le giornate iniziavano già ad allungarsi, anche se di pochi minuti per volta...fino all'arrivo della primavera. Simboli di Yule erano il vischio, l'agrifoglio, l'albero! I celti portavano in casa un sempreverde, simbolo di sopravvivenza al freddo, e lo addobbavano con campanelle e cibo per ingraziarsi le fate che vivevano fra i rami. Ci si scambiavano anche dei doni, di solito arance, mele o frutta secca, cibi tipici del periodo. Dinanzi alle case si appendeva una ghirlanda per buon auspicio, altri simboli ersno i cervi, le stelle, i cristalli di ghiaccio. Le notate le similitudini con il Natale? Andiamo avanti! Imbolc: Presso i Celti tra l'1 e il 2 febbraio era Imbolc, una delle quattro feste celtiche, dette “feste del fuoco” perché l’accensione rituale di fuochi e falò ne costituiscono una caratteristica essenziale. In questa ricorrenza il fuoco è però considerato sotto il suo aspetto di luce, questo è infatti il periodo della luce crescente. Gli antichi Celti, consapevoli dei sottili mutamenti di stagione come tutte le genti del passato, celebravano in maniera adeguata questo tempo di risveglio della Natura. Il concetto basilare di Imbolc è la purificazione: il fuoco elimina il vecchio e permette al nuovo di sorgere. Psicologicamente è il momento di purificare la nostra mente dai cattivi pensieri e dai sentimenti inadeguati. Una bella pulizia mentale, che ci consenta di fare entrare in noi la luce della Natura rinnovata. Quando i cristiani evangelizzarono queste popolazioni, inventarono la festa della Candelora, che cade proprio il 2 febbraio, anch'essa festa della luce siccome, come suggerisce il nome, si celebra il fuoco con la benedizione delle candele. Il legame della festa con le candele, la purificazione e l’infanzia, sopravvisse nell’usanza medievale di condurre le donne in chiesa dopo il parto a portare candele accese. Oestara: si festeggia il 21 marzo, giorno dell'equinozio di primavera. Nell'antichità, per l'occasione, le sacerdotesse della dea, celebravano un particolare rito che involveva l'accensione di un cero simboleggiante la fiamma eterna dell'esistenza. Con la diffusione del Cristianesimo la festa di Ostara venne assimilata dalla Pasqua. Parecchi elementi della tradizione antica furono inglobati dalle festività attuali, tra questi si possono citare, oltre al cero pasquale, il coniglio, simbolo di fertilità e prosperità e l'uovo, simbolo dell'embrione primordiale da cui scaturisce l'esistenza. Beltane: si festeggiava il 1 maggio. Ancora oggi, in Irlanda il mese di maggio si chiama "beltane". In questo giorno i druidi accendevano dei falò sulla cima dei colli e vi conducevano attraverso il bestiame del villaggio per purificarlo ed in segno di buon augurio. Anche le persone attraversavano i fuochi, allo stesso scopo.  Beltane è il momento in cui le energie della luce e della vita si manifestano nel loro aspetto più gioioso e trionfale. Questo è un tempo in cui celebriamo il ritorno dell'estate e della fertilità, periodo di scampagnate e feste all'aperto. È il periodo adatto per operare, per condurre a realizzazione le cose che ci siamo prefissati di compiere. Anche psicologicamente i nostri pensieri si volgono all'esterno, per fare e operare. Un consiglio? Passate più tempo con gli altri, questo è il tempo di stimolare la nostra creatività e la nostra fertilità interiore. Lithà: cade il 21 giugno, solstizio d'estate. Il sole trionfa nel giorno più lungo di tutto l’anno. La luce arriva al suo massimo splendore per poi riprendere, inevitabilmente, il cammino verso l’oscurità, spegnendosi pian piano. Questo è il momento centrale dell’anno, ideale per dedicarsi alla divinazione collocando erbette propiziatorie sotto al cuscino, per accendere falò in cui bruciare piante aromatiche. Ma anche il momento in cui le piante hanno poteri miracolosi: dal vischio al sambuco, dalla verbena all’artemisia, dalla calendula alla celebre erba di san Giovanni. I cristiani hanno sostituito Lithà proprio con la festa di San Giovanni, tant'è che in seno alla cristianità, in nome di un santo, tanti sono i riti diffusi, dedicati specialmente alle giovani in cerca di marito, da compiere durante la notte di San Giovanni, riti che hanno un forte retrogusto pagano. Lithà è famosa anche per essere la "notte di mezza estate", notte delle follie  delle assurdità, si diceva che durante Lithà fosse più facile incontrare fate e folletti...tant'è che William Shakespeare vi ha dedicato anche un'opera teatrale: Sogno di una notte di mezz'estate. Lughnasadh: 1 agosto. E’ la festa del raccolto dedicata al dio del Sole e della fertilità agricola. Festa corrispondente all’inizio dell’autunno. I rituali praticati in questo momento erano indirizzati ad assicurare raccolti generosi, da cui sarebbe dipesa la sopravvivenza dei Celti durante la stagione fredda. Si danza, si gioca e si accendono fuochi. Infatti da agosto in poi le giornate già iniziavano ad accorciarsi e bisognava pensare al futuro, all'inverno. Lughnasadh è anche la festa del pane, i celti celebravano la morte e risurrezione del grano che moriva per dare la farina, subiva il fuoco del forno e risorgeva per sfamare tutti. In questo significato ricorda molto l'assunzione della Madonna al cielo, che i cristiani celebrano il 15 agosto. Mabon: cade il 22 settembre, equinozio d'autunno, il buio riprende pian piano il sopravvento sulla luce. Mabon significa “Grande Figlio”, egli era il dio gallese della giovinezza, della vegetazione e dei raccolti. Questo dio è la controparte di Persefone, rapito dalla madre, Modron “Grande Madre”, a pochi giorni dalla nascita, ma salvato da Re Artù. La festività è una festa di ringraziamento per i frutti della terra e sottolinea la necessità di dividerli con gli altri per assicurarsi la benedizione del dio e della dea durante i mesi invernali. In questo momento luce e buio sono di nuovo in equilibrio. Simbolo dell’equinozio d’autunno è il cigno, la cui anima è immortale e in grado, quindi, di fare da guida nell’aldilà. A livello individuale siamo chiamati a guardarci dentro per raggiungere l’equilibrio fra pulsioni opposte, fra luci e ombre. Samhain: 31 ottobre, era il capodanno celtico e, forse, avrei dovuto metterlo in cima alla lista ma, data la sua fama, ho preferito tenerlo per ultimo. Il suo nome si suppone significhi "fine dell'estate". Questo era il periodo più magicodell'anno: il giorno che non esisteva. Durante la notte il grande scudo di Scáthach veniva abbassato, eliminando le barriere fra i mondi e permettendo alle forze del caos di invadere i reami dell'ordine ed al mondo dei morti di entrare in contatto con quello dei vivi. I morti avrebbero potuto ritornare nei luoghi che frequentavano mentre erano in vita, e celebrazioni gioiose erano tenute in loro onore. Spiritualmente parlando, la festa era un momento di contemplazione. Per i Celti morire con onore, vivere nella memoria della tribù ed essere ricordati nella grande festa che si sarebbe svolta la vigilia di Samhain era una cosa molto importante. La morte era il tema principale della festa, in sintonia con ciò che stava avvenendo in natura: durante la stagione invernale la vita sembra tacere, mentre in realtà si rinnova sottoterra, dove tradizionalmente, tra l’altro, riposano i morti. Durante Samhain si lasciavano candele dinanzi alle porte per aiutare le anime dei defunti a ritrovare la strada verso casa, ci si mascherava in maniera "mostruosa" per allontanare gli spiriti crudeli che avrebbero potuto rapire i vivi per trascinarli nell'Aldilà, si lasciava del cibo fuori dalle abitazioni per le anime dei propri cari defunti che, altrimenti, avrebbero fatto degli scherzi ai vivi. Durante l'evangelizzazione la Chiesa provò a sradicare questo culto ma senza troppo successo. Halloween non fu completamente cancellata, ma fu in qualche modo cristianizzata, tramite l’istituzione del giorno di Ognissanti il 1° Novembre e, in seguito, della commemorazione dei defunti il 2 Novembre.  

Allora, credete ancora che la cultura celtica sia qualcosa di lontano da voi e che le loro abitudini pagane non vi riguardino affatto? Rifletteteci la prossima volta che decorerete l'albero, mangerete uova di cioccolato o andrete fuori con amici indossando un cappello da strega 

lunedì 29 luglio 2019

BLOG TOUR AUTRICE: Intevista con Chiara Domeniconi


Buonasera Readers in occasione del Blog Tour per la presentazione delle raccolte di poesie vi propongo un intervista a  Chiara Domeniconi.




Chi sei?
Mi chiamo Chiara Domeniconi, classe ’72, di Modena con origini romagnole. Un diploma di liceo classico e cinque esami mancanti ad una laurea mai portata a termine. Una vita non facile, come tanti, una lunga malattia, orfana di padre a undici anni. Ora, una società immobiliare e la scrittura, cui mi impegno seriamente da quasi due anni.
Quando ti avvicini al mondo della scrittura?
Mi avvicino al mondo della scrittura nell’adolescenza, con alcune poesie e diari. Ma, come dicevo, in modo continuativo, dall’inizio del 2018, per caso, iscrivendomi ad un concorso di poesia ed arrivando in finale. Da lì, una discesa, sette contratti editoriali all’attivo e quasi venti libri.
Cosa hai scritto?
Una ventina di libri, soprattutto di poesie. Tra cui:
“Psychedelic” con la Lupi Editore;
“Semplicemente poesie” ed. Controluna (il Seme Bianco); “Percorsi di luce, orme di poesia” con CTL Livorno;
“Orizzonti di poesia” e “Arcobaleno” con Aletti;
“Sogno di una notte di mazza età” con Albatros;
“Silenzio, le mie mille parole” con Armando Curcio Editore.
E in self-publishing “A Nudo”, “OUTING, il mio diario Aspie”,
“Se la mia anoressia servisse a qualcuno”,
su AMAZON.IT, e su ILMIOLIBRO.IT “Mi sono raccolta”
Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si trovano tra le mani il tuo scritto?
Vorrei trasmettere un messaggio positivo sulla vita, di speranza e volontà di volere. Di perdono di sé stessi e della vita stessa, e di libertà quando si comincia a prendere responsabilità delle proprie azioni e pensieri, smettendo di manipolare e incolpare eventi, situazioni e persone.
Dove possono trovarti?
Su Amazon, IBS, Il LIBRACCIO, MONDADORI Store, Feltrinelli.it, ILMIOLIBRO.IT, su ordinazione nelle librerie Feltrinelli.
Quali sono i tuoi progetti futuri?
Due pubblicazioni con Argentodorato Editore, un’altra con la Curcio, con Altromondo, l’uscita dell’Agenda Poeti Contemporanei 2019 dove sarò presente, e tante presentazioni in giro per l’Italia, Pisa col CSU (collettivo scrittori uniti) a novembre, Fiera Curiosa a Modena con lo staff di Eleonora Marsella, Roma ad Agosto…  

Per maggiori informazioni potete visitare il blog di Eleonora Marsella, agente letterario di Chiara Domeniconi

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